Roots Highway

roots-highway

The Mystix: Live
Rhythm and Roots

Italian Review!

Ci siamo occupati a più riprese di questi attempati signori di Boston, non mancando mai di sottolineare la preparazione e il feeling che sprigionava dalla loro musica, una combinazione di radici hillbilly blues, ballate country polverose, pub rock di periferia e anche una vena soul che non guasta affatto. Definiti una “sensazione regionale” sulla East Coast, una sorta di supergruppo per addetti ai lavori, con musicisti dalla solida gavetta, The Mystix approdano al classico disco dal vivo, ma evitano i luoghi comuni di molte operazioni del genere. Invece di celebrare gli oltre dieci anni di carriera e i cinque album di studio precedenti, preferiscono infarcire la scaletta di traditional e curiose cover, quasi a dimostrare la loro provenienza, i loro gusti, la formazione dei singoli.


La band è composta da sei elementi, per l’occasione allargata persino a otto con un paio di ospiti d’eccezione nella versione della dylaniana To Ramona. L’anima resta nella voce di Jo Lily, rauca, tremula e strozzata, di quelle un po’ indisponenti e poco aggraziate, ma che sono la compagnia ideale questo tipo di suono. Al suo fianco le chitarre dal tocco brillante di Bobby Keyes (uno che ha collaborato con Jerry Lee Lewis e Ben E King tra i tanti, e scusate tanto), un po’ country blues e un po’ rockabilly nell’impostazione. Ad arricchire il sound poi ci sono l’armonica e l’organo di Annie Raines e soprattutto il fiddle di Matt Leavenworht, l’elemento che dona alla musica dei Mystix gli accenti più rurali, coniugando la matrice bianca con quella nera. Rhythm and Roots definisce bene lo stile del gruppo, a metà fra Johnny Cash e John Lee Hooker: nel finale spuntano un’arrembante e lunga versione jammata di Whiskey and Wimmen del primo e l’originale interpretazione di Cry, Cry, Cry del secondo, così da toglierci ogni dubbio.

Prima c’è spazio per molte altre suggestioni dal grande fiume della tradzione, tutte rese con competenza strumentale e ottimo feeling: dall’apertura sbuffante di Long John, tra honky tonk e hillbilly music, al ripescaggio di classici dimenticati come Jerry Roll, dall’antico sapore western swing, e Hard Times dell’icona Stephen Foster (quello di Oh Susanna, per intenderci). Registrato in quattro diverse location della costa atlantica, Rhythm and Roots suona tutto fuorché un disco di quell’area musicale: l’ambiente evoca piuttosto i Sun studios, la strada che da Nashville porta a Memphis, tra il country e il primo rock’n’roll e da quelle parti finiscono Boppin’ the Blues di Carl Perkins o Things Ain’t What They Used to Be del bluesman Jimmy Reed. L’anima blues dei Mystix è sottolineata anche dalla presenza di You’re the Best Lover That I Ever Had, brano tratto dal più recente lavoro a tema di Steve Earle: ottima versione, ricca di groove e dilatata nei tempi.

In questa girandola di citazioni non si pensi che i brani originali di Jo Lily facciano la figura dei rimpiazzi, anzi: sono concentrati nella prima parte della scaletta e sarà per la timbrica un po’ rantolante dello stesso Lily, ma nel country blues elettrico di Midnight in Mississippi, e nella zingaresca A Lifetime Worth of Blues si sente forte l’eco del Bob Dylan di Modern Times e Together Through Life.