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The Mystix: Live
Rhythm and Roots

Italian Review!

The Mystix sono un sestetto che opera principalmente nell’area metropolitana di Boston e che si prefigge di portare nei club e nei locali della zona il loro ampio bagaglio musicale formato da blues, country, soul e rock, un mix che nelle loro mani acquista in calore e passione. Tutti e sei i membri dei Mystix possono vantare una serie di esperienze che li ha fatti apprezzare nell’ambito ‘roots’ a fianco di grandi della musica americana come il chitarrista Bobby Keyes già con Ben E. King, Jerry Lee Lewis, Mary J. Blige e come session nei mitici Fame Studios, il fiddler Matt Leavenworth con Maria Muldaur e lo stesso Jerry Lee Lewis, il bassista Jesse Williams con Al Kooper, Duke Robillard e la J. Geils Band, il batterista Marty Richards con Kim Wilson e la Blues Brothers Band, l’armonicista e vocalist Annie Raines con la eccellente blueswoman Susan Tedeschi. A guidare come cantante solista c’è Jo Lilly, autore di molti originali del repertorio dei Mystix e in possesso di una voce abrasiva e ricca di genuino trasporto. “Rhythm And Roots” è il loro biglietto da visita live, un disco che nel corso di oltre un’ora e un quarto mostra un affiatamento decisamente interessante e un’attitudine a lasciarsi andare in alcuni casi a belle jam strumentali, come ad esempio nella cover di “You’re The Best Lover That I Ever Had” dal repertorio di Steve Earle, uno dei punti di forza dell’album. Tra le altre interpretazioni di brani altrui sono da segnalare il traditional “Long John” che apre il disco, “To Ramona” di Bob Dylan, la scorrevole “Boppin’ The Blues” di Carl Perkins, “Cry, Cry, Cry” di Johnny Cash, la classicissima “Hard Times” di Stephen Foster e due robusti blues come “Things Ain’t What They Used To Be” di Jimmy Reed e “Whiskey And Wimmen” di John Lee Hooker, maestro del Chicago blues. A queste si aggiungono una godibile serie di canzoni firmate da Jo Lilly, perfettamente incastonate in questo contesto vario e pregevole: “Midnight In Mississippi”, “Blue Morning”, “A Lifetime Worth Of Blues” e “Hi-Line” contengono tutto l’amore per le proprie radici musicali, condite da tocchi autobiografici che fanno riferimento alle mille serate e alle migliaia di miglia percorse nel corso di carriere dense di quello che musicalmente in Sud degli States ci ha regalato. Un disco fatto da appassionati per coloro che amano le sonorità citate in precedenza, suoni che si sono influenzati reciprocamente fino a comporre uno straordinario ‘patchwork’ musicale. (Remo Ricaldone)